
Alla cassa del supermercato mi trovo spesso in difficoltà. Difficoltà dipendenti da fattori diversi, dalla tipologia della mia spesa alla interazione con le altre persone, dalla misoginia al fatto che quando vado a far spesa sarebbe il caso indossassi qualcosa oltre le scarpe.
Se metto in bell'ordine le mie cosine sul nastro trasportatore sorge sempre il dubbio di chi debba mettere tra la mia spesa e quella di chi mi precede il "cosetto divisore" (come si chiamerà?), che delimita i confini tra ciò che è mio - buono - e ciò che è tuo - "Ti metti in corpo quello?!".
Io tendo sempre a mettere il separatore tra me e quello che mi precede e ritengo che altrettanto debba fare quello che mi segue.
Non so perchè ma mi sembra una regola che tutti dovrebbero condividere. Come tenere la destra o scrivere da sinistra a destra, ma poi penso a come si guida in Inghilterra e a come si scrive sotto allucinogeni e mi metto l'anima in pace.
- Che sta facendo?
- Eh?
- Che sta facendo ho detto.
- Metto la mia roba qua s...
- Cos'è quella?
- Eh? Pancetta, perc...
- Lei ha messo la sua cosa grassa vicino al mio yogurt biologico.
- Ma...
- Le intimo di separare la sua... "roba", dalle mie cose. Ora!
Questo mio atteggiamento non sempre è ben accolto dalle persone attorno (ma pare diverta molto i bambini nei carrelli, ai quali tendo poi a spegnere il sorriso schiacciando loro le ditine con le bottiglie di extravergine).
Credo ci sia un codice etico alla cassa, per cui ciascuno deve rispettare i propri confini. Se hai dimenticato il... - oddio - il... lardo di Colonnata (ma davvero, si può mettere nel proprio corpo una cosa utile per la catena della moto?) semplicemente sono cazzi tuoi, paghi, rifai la spesa. Non mandi tua moglie a prendere il... - oddio - lardo di Colonnata! Io ho scelto di fare quella fila perchè vedevo 13 oggetti davanti a me. Meno dei 14 della cassa accanto. Altrimenti avrei scelto l'altra. Tu non puoi permetterti di rimescolarmi le carte a giochi fatti, approfittare della tua posizione per farti i cazzi tuoi fregandotene del prossimo. Poi penso al Governo.
- Senti, ho dimenticato il lardo di Colonnata, fai un salto mentre metto nelle buste la roba, "vero che il signore aspetta un minuto"?
- No.
- Come?
- No.
- Scusi, è solo questione di un...
- E' solo questione del mio uccello.
- ???
- Se in questo minuto ho una erezione? Ma ci pensa? Che figura faccio? Sono anche in pantaloncini. Lei non può permettersi di umiliarmi così.
- Ma cosa sta dicendo?
- Perchè non è possibile? Guardi qua! Con tutto il rispetto, eh...
- Ma che sta facendo, si rivesta!
- Aspetto torni sua moglie.
Arrivato faticosamente alla cassa, la parte più penosa
- Buongiorno, federa?
- Buongiorno, eh? Federa?
- Ho chiesto se ha la tessera.
- Ah, la tessera... avevo capito la federa...
- Ha la tessera signore?
- No.
- Bene.
- Mi sembrava veramente mi avesse chiesto "federa".
- ...
- ...
- ...
- Ovvio..."tessera"... certo...
- ...
- ...
- ...
- Però...
- Era "tessera"!
- "Tessera", certo.
Inizia una lotta mentale tra me e la cassiera, che ne vede centinaia al giorno come me, e l'unica cosa che dice nel suo turno è "Buongiorno, tessera?" o "federa" a seconda, e "grazie, arrivederci", intervallate da qualche "Signore?!" se uno tenta di uscire da dove non si potrebbe e tutta una serie di cristi (ma questi a mezza bocca).
Cerco di stare dietro al suo ritmo forsennato col quale passa la mia roba sullo scanner ma questa mi si accumula, non faccio in tempo. La troia lo sa e accelera. Allora io mi fermo del tutto, in modo da creare un cumulo di cose che le impedisce di continuare a passare altro.
E' una lotta senza quartiere.
Non ho notizie di lotte con i quartieri ma saranno sicuramente meno cruente.
- Cosa c'è?
- Come dice signore?
- Perchè ha fatto quella faccia?
- Quale faccia?
- Quella faccia schifata quando ha passato l'olio di lino.
- No, si sbaglia signore.
- No, lo so, lo so che pensi che sia un pazzo a mangiare quella roba, ma serve, capito, mi serve?!
- Ma signore io...
- Salute, capisci questa parola, salute!
- Ma io non capisco...
- No... scusi... sono a pezzi... emotivamente...
- ...
- La moglie, i casini, il lavoro...
- Non so che dire signore...
- Ah, non sai che dire?! E pensi che l'olio di lino sia una cazzata, eh?
- ...
- Era in offerta.
Quando si tratta di pagare poi...
- Sono 162 euro e 73 centesimi...
- Come è possibile?
- Cosa signore?
- I tre centesimi.
- ?
- Tutto quel che ho preso faceva cifra tonda. Da dove escono i tre centesimi?
- Non saprei signore...
- Da cosa?!
- Ma...
- Ora tu mi dici da dove escono fuori i tre centesimi...
- C'è lo scontrino signore...
- Certo, lo scontrino... guarda, nemmeno una voce che non sia a cifra tonda... Dunque?
- ...
- Parla troia!
- UUUAAAHH, le buste... sono le busteeee...
- Dai, confessa, di' tutto!
- ... UUUAAAAH... è che... ci dicono... non si deve sapere... le buste... a parte...
- Cos'altro?
- ...
- COS'ALTRO E' A PARTE?!?!
- La...
- La?
- La federa...
- LA FEDERA?
- La tessera ho detto.
- Avevo capito la federa.
- La tessera... chi ce l'ha... oddio...
- PARLA!
- Chi ce l'ha paga... tredici centesimi di più di chi non ce l'ha.
- E che cazzo di politica è?!
- Le tessere hanno un costo, sa...
- Ma è ridicolo!
- Nessuno se n'è mai accorto... la prego, non mi rovini...
- Ma io faccio un casino!
- Oddio che ho combinato... la prego signore, questa cosa delle federe è un segreto...
- Questa cosa delle federe?
- Tessere, tessere!
Ora sono in causa con il supermercato. Questa storia delle tessere non gliela faccio passare.
Nemmeno quella delle federe.
Ah, lunedi ho una visita da un otorino.
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C'è un signore che si nutre di amplificatori, che dice cose sull'orgoglio di essere italiani e ripete ossessivamente "nazionalismo". - CARA NON TROVO LA CRAVATTA! |
Questa cosa mi diverte e come tutte le cose divertenti mi fa pensare.
Non capisco il concetto di patriottismo: non vedo la reale portata del vantaggio che potrebbe portarmi il pensare che l'Italia sia superiore a, che so, la Francia o il Burkina Faso (ammesso che uno stato con questo nome esista: "Francia", che nome bizzarro!).
Voglio dire: innanzitutto per misurare il valore di qualcosa rispetto a qualcos'altro occorre che le due unità siano omogenee - così mi insegnavano alle elementari - e qui i parametri sono talmente tanti e diversi che mi sembra di voler capire quanti metri di gas si sviluppano in un litro di elefante.
Orgoglioso di essere italiano? La mia deriva utilitaristico-nichilista mi impedisce di provare emozioni a prescindere - a parte l'odio per chi non mi apprezza - ma in questo caso si aggiunge anche la logica: se io sono nato in Italia, qual'è il mio merito? Cosa posso rimproverare ad uno nato in Uganda (a parte la puzza?). Ecco, i luoghi comuni: il negro puzza, l'italiano è furbo, lo svizzero fa gli orologi nelle banche. Quando non fabbrica cioccolato a cucu'.
Ma anche se non si parlasse di "merito" ma di mero "vantaggio", a me, essere italiano, che vantaggio porta?
Non è come un lasciapassare per entrare liberamente in un caveau ed aspertare i preziosi custoditi, nè per ottenere favori sessuali, almeno credo sia così ma dovrei curare quest'herpes prima di esserne certo.
Questo signore invece è tutto preso da questa cosa dell'Aquila Romana, che a suo dire rappresenta qualcosa di cui essere fieri (e vantarsi del proprio uccello a me non pare tutta 'sta novità ma io non ne porto una immagine sulla giacca. E potrei), da Garibaldi e da Cavour che "hanno fatto grande l'Italia", quando a me pare invece che abbiano solo fatto l'Italia e non "grande", non avendo idea tra l'altro di come farsi gli italiani, problema affrontato in prima persona dal presdelcons.
Io non sono orgoglioso di essere italiano tanto quanto non sono orgoglioso di apprezzare la nutella: la mangio e basta, così come non sono orgoglioso di apprezzare le belle donne: ci faccio sesso e basta, e siccome sono pigro cerco sempre di ricoprirle da un velo di nutella prima, così evito i tempi morti.
Essere italiano non mi inorgoglisce. Nemmeno mi fa vergognare, certo.
...certo...
...oddio...
Comunque: io guido una moto giapponese, frequento amici americani, vesto scarpe inglesi ed abito in una casa costruita da operai slavi e non ho nessun problema, tanto quanto chi guida auto tedesche, frequenta minorenni campane, fa le scarpe agli italiani e nella casa ospita veline multietniche.
Dov'è l'orgoglio di essere italiani?
Ma soprattutto: perchè?
In termini pratici, a me, cosa viene in tasca dall'essere italiano?
Ah, non deve venirne niente in tasca, è una cosa che viene dal cuore... cioè, si è orgogliosi e basta, senza pensare ad un rendiconto, ad un vantaggio.
Senza pensare.
Questo signore lo fa. Dice quelle cose. Senza pensare.
Le sente dentro, ci crede.
Senza pensare.
Cose che vengono dal cuore.
Ci penserò. Forse sono io arido, non riesco a comprendere questa cosa dell'orgoglio nazionalista.
Magari mi piacerebbe anche, credere così fermamente in qualcosa.
Sì, devo riflettere su questa cosa.
Voglio.
Domani mi metto là e ci penso. Seriamente. E' una promessa che faccio a me stesso.
Perchè quando si parla di cuore, beh, forse è vero che noi italiani sappiamo distinguerci.
Domani, sì.
Oggi no. C'ho due mignotte.
REPUBBLICA: "Basta mouse e tastiere. Da oggi i computer si toccano".
Per questo il mio monitor è sempre più sfocato.
Ho raggiunto il più alto grado della conoscenza che l'uomo possa mai raggiungere, e non si tratta della lingua italiana vista la ripetizione "raggiunto-raggiungere". Si tratta della risposta alla fatidica domanda, quella che da sempre l'uomo si pone e che lo accompagna dalla notte dei tempi (oltre l'altra: "me la darà?", la cui risposta dipende solo dalla valutazione sul "quanto", se in effetti il rapporto preveda un conquibus o meno. Se viene previsto un pagamento allora la fattispecie cambia veste e rientra in quell'ambito giuridico comunemente noto col termine "'sta zoccola") parentesi chiusa). L'avevo già chiusa). La domanda fatidica è l'altra: noi chi siamo? ) (L'uso scriteriato della parentesi è a volte riconducibile ad una vera e propria patologia, ma più spesso dipende da reale ignoranza. ((
Torniamo alla questione: "noi chi siamo?"
A parte l'errore gnoseologico nella domanda (e nell'uso del termine gnoseologico) possiamo ricondurre la questione nell'ambito di quanto diceva il famoso professor Jurgens de Coimbra nel suo saggio: "Trovatemi un altro svedese con questo nome", e cioè :"...la domanda circa la nostra esistenza potrebbe trovare indefinite risposte perchè indefinita è la nostra esistenza", facendoci quindi intendere che chiunque può scrivere libri.
Il problema sembrava aver trovato la sua risposta definitiva nel 1864, data fondamentale per tutti coloro nati nel 1864, quando il filosofo francese Thierry De La Madonna diede alla luce la celeberrima frase: "J'ai entendu!" ma si scoprì poco dopo che si riferiva a sua moglie che gli chiedeva di comprare del prosciutto*.
Oggi la questione è ad un punto morto: una corrente di pensiero afferma che la ragione della nostra esistenza risiederebbe sostanzialmente nel perseguimento di un'etica comune, confondendo però lo scopo con la ragione ed i mezzi con il mio camioncino. Una seconda corrente invece si basa su posizioni diametralmente opposte alla prima, negando tutto ciò che questa afferma, per partito preso.
Personalmente mi sono costruito una mia serie di convinzioni, anche fondate su evidenze storiche ma non starò certo a dirle a voi.
Per maggiori informazioni visitate il sito o telefonate al numero verde o cercatevi un altro modo di passare il tempo, io con voi non ci parlo.
*Circa l'opportunità di nutrirsi di carne di altri esseri viventi, Robert Wanford, fondatore della teoria "mens sana in mens che non si dica" ci ha trasmesso, col suo "Codice etico per la salvaguardia della salute a tavola" il concetto che "tutto può essere considerato lecito, ma piantala di toccare mia moglie".