Ipse

Si chiude un ciclo, se ne apre un altro.
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giovedì, 02 luglio 2009

Tessere e federe

Alla cassa del supermercato mi trovo spesso in difficoltà. Difficoltà dipendenti da fattori diversi, dalla tipologia della mia spesa alla interazione con le altre persone, dalla misoginia al fatto che quando vado a far spesa sarebbe il caso indossassi qualcosa oltre le scarpe.

Se metto in bell'ordine le mie cosine sul nastro trasportatore sorge sempre il dubbio di chi debba mettere tra la mia spesa e quella di chi mi precede il "cosetto divisore" (come si chiamerà?), che delimita i confini tra ciò che è mio - buono - e ciò che è tuo - "Ti metti in corpo quello?!".

Io tendo sempre a mettere il separatore tra me e quello che mi precede e ritengo che altrettanto debba fare quello che mi segue.

Non so perchè ma mi sembra una regola che tutti dovrebbero condividere. Come tenere la destra o scrivere da sinistra a destra, ma poi penso a come si guida in Inghilterra e a come si scrive sotto allucinogeni e mi metto l'anima in pace.


- Che sta facendo?

- Eh?

- Che sta facendo ho detto.

- Metto la mia roba qua s...

- Cos'è quella?

- Eh? Pancetta, perc...

- Lei ha messo la sua cosa grassa vicino al mio yogurt biologico.

- Ma...

- Le intimo di separare la sua... "roba", dalle mie cose. Ora!


Questo mio atteggiamento non sempre è ben accolto dalle persone attorno (ma pare diverta molto i bambini nei carrelli, ai quali tendo poi a spegnere il sorriso schiacciando loro le ditine con le bottiglie di extravergine).

Credo ci sia un codice etico alla cassa, per cui ciascuno deve rispettare i propri confini. Se hai dimenticato il... - oddio - il... lardo di Colonnata (ma davvero, si può mettere nel proprio corpo una cosa utile per la catena della moto?) semplicemente sono cazzi tuoi, paghi, rifai la spesa. Non mandi tua moglie a prendere il... - oddio - lardo di Colonnata! Io ho scelto di fare quella fila perchè vedevo 13 oggetti davanti a me. Meno dei 14 della cassa accanto. Altrimenti avrei scelto l'altra. Tu non puoi permetterti di rimescolarmi le carte a giochi fatti, approfittare della tua posizione per farti i cazzi tuoi fregandotene del prossimo. Poi penso al Governo.


- Senti, ho dimenticato il lardo di Colonnata, fai un salto mentre metto nelle buste la roba, "vero che il signore aspetta un minuto"?

- No.

- Come?

- No.

- Scusi, è solo questione di un...

- E' solo questione del mio uccello.

- ???

- Se in questo minuto ho una erezione? Ma ci pensa? Che figura faccio? Sono anche in pantaloncini. Lei non può permettersi di umiliarmi così.

- Ma cosa sta dicendo?

- Perchè non è possibile? Guardi qua! Con tutto il rispetto, eh...

- Ma che sta facendo, si rivesta!

- Aspetto torni sua moglie.


Arrivato faticosamente alla cassa, la parte più penosa


- Buongiorno, federa?

- Buongiorno, eh? Federa?

- Ho chiesto se ha la tessera.

- Ah, la tessera... avevo capito la federa...

- Ha la tessera signore?

- No.

- Bene.

- Mi sembrava veramente mi avesse chiesto "federa".

- ...

- ...

- ...

- Ovvio..."tessera"... certo...

- ...

- ...

- ...

- Però...

- Era "tessera"!

- "Tessera", certo.


Inizia una lotta mentale tra me e la cassiera, che ne vede centinaia al giorno come me, e l'unica cosa che dice nel suo turno è "Buongiorno, tessera?" o "federa" a seconda, e "grazie, arrivederci", intervallate da qualche "Signore?!" se uno tenta di uscire da dove non si potrebbe e tutta una serie di cristi (ma questi a mezza bocca).

Cerco di stare dietro al suo ritmo forsennato col quale passa la mia roba sullo scanner ma questa mi si accumula, non faccio in tempo. La troia lo sa e accelera. Allora io mi fermo del tutto, in modo da creare un cumulo di cose che le impedisce di continuare a passare altro.

E' una lotta senza quartiere.

Non ho notizie di lotte con i quartieri ma saranno sicuramente meno cruente.


- Cosa c'è?

- Come dice signore?

- Perchè ha fatto quella faccia?

- Quale faccia?

- Quella faccia schifata quando ha passato l'olio di lino.

- No, si sbaglia signore.

- No, lo so, lo so che pensi che sia un pazzo a mangiare quella roba, ma serve, capito, mi serve?!

- Ma signore io...

- Salute, capisci questa parola, salute!

- Ma io non capisco...

- No... scusi... sono a pezzi... emotivamente...

- ...

- La moglie, i casini, il lavoro...

- Non so che dire signore...

- Ah, non sai che dire?! E pensi che l'olio di lino sia una cazzata, eh?

- ...

- Era in offerta.


Quando si tratta di pagare poi...

- Sono 162 euro e 73 centesimi...

- Come è possibile?

- Cosa signore?

- I tre centesimi.

- ?

- Tutto quel che ho preso faceva cifra tonda. Da dove escono i tre centesimi?

- Non saprei signore...

- Da cosa?!

- Ma...

- Ora tu mi dici da dove escono fuori i tre centesimi...

- C'è lo scontrino signore...

- Certo, lo scontrino... guarda, nemmeno una voce che non sia a cifra tonda... Dunque?

- ...

- Parla troia!

- UUUAAAHH, le buste... sono le busteeee...

- Dai, confessa, di' tutto!

- ... UUUAAAAH... è che... ci dicono... non si deve sapere... le buste... a parte...

- Cos'altro?

- ...

- COS'ALTRO E' A PARTE?!?!

- La...

- La?

- La federa...

- LA FEDERA?

- La tessera ho detto.

- Avevo capito la federa.

- La tessera... chi ce l'ha... oddio...

- PARLA!

- Chi ce l'ha paga... tredici centesimi di più di chi non ce l'ha.

- E che cazzo di politica è?!

- Le tessere hanno un costo, sa...

- Ma è ridicolo!

- Nessuno se n'è mai accorto... la prego, non mi rovini...

- Ma io faccio un casino!

- Oddio che ho combinato... la prego signore, questa cosa delle federe è un segreto...

- Questa cosa delle federe?

- Tessere, tessere!


Ora sono in causa con il supermercato. Questa storia delle tessere non gliela faccio passare.

Nemmeno quella delle federe.


Ah, lunedi ho una visita da un otorino.



 

mercoledì, 01 luglio 2009

Scollati dalla realtà

Un mio amico è appassionato di surrealismo.

Ieri siamo andati a cena e ha ordinato un'asticella per il salto in alto.

Quando gli è stata portata, ovviamente, non poteva mangiarla.

Io non ne capisco niente di surrealismo ma ho intuito che non la mangiasse perchè c'era ancora da leggere Plutarco sul bidet.

Oppure era del colore degli aborigeni.


 

venerdì, 19 giugno 2009

Un grande acquisto. Lo giuro sui miei figli.

Ho acquistato un frullatore nuovo.

Nelle istruzioni c'è di tutto: pare di avere tra le mani un ordigno nucleare. Avvisi per ogni cosa, dalle lame all'elettricità.

Si fa riferimento all'utente come "utilizzatore finale". Bene, ieri l'ho provato per la prima volta. Seguendo le istruzioni. Volevo farmi una centrifugata di verdura.

Ho preso delle grosse carote, ma grosse, e le inserite, come da manuale "con tutta l'accortezza del caso", facendo attenzione a "spingere l'oggetto fino in fondo solo dopo aver accertato di aver osservato tutte le precauzioni previste nel presente manuale".

Ed in effetti la macchina non era in movimento ancora.

Messa una carota, fino in fondo, messa l'altra, ho preso poi un cetriolo. Prima uno piccolino, poi uno più grande. Infine uno enorme. Ecco, quello più grosso non c'entrava e ho dovuto spingere un po'. Nel farlo ho però riletto le istruzioni: "l'utilizzatore finale non dovrà in alcun modo forzare gli oggetti introdotti: per creare spazio avviare la macchina ed iniziare la centrifuga".

Così ho fatto: una prima triturata e si è creato lo spazio necessario. E' incredibile notare come a volte in un certo spazio ci entrino cose davvero grosse, che non pensavi ci stessero.

A questo punto ho inserito due ravanelli, tondi, freschissimi.

Poi il gambo di un sedano, molto, molto lungo.

Per rendere il tutto più appetibile ci ho messo anche un po' di formaggio... un pochino, niente di che. Avevo della Certosa in frigo, messa quella.

Centrifugato il tutto di nuovo.

L'apparecchio è eccezionale. Un po' di vibrazioni ma ci stanno anche quelle.

"Al termine della centrifuga, l'utilizzatore finale abbia cura di staccare l'apparecchio dalla rete elettrica prima di procedere alla rimozione del bicchiere". Fatto.

Quel che ne è venuto fuori è stata un'apoteosi di cremosità.

Nel kit viene anche fornito il bicchiere dove versare il tutto.

"L'utilizzatore finale potrà versare il contenuto della centrifuga nell'apposito contenitore millimetrato": è sempre interessante misurare esattamente ciò che ti vai a mettere in corpo, anche per sicurezza tua, visto mai che sia troppo.

Sono molto soddisfatto dell'acquisto.

L'unica cosa che mi lascia perplesso è proprio il manuale: a parte il fatto che è diviso in 10 punti, più che un manuale pare un quiz: invece dei paragrafi di spiegazione ci sono dieci domande... ma mancano le risposte. Ti dice "L'utilizzatore finale che non procederà alla pulizia accorta delle lame sa cosa rischia?". E poi ti lascia così, senza una risposta. Inquietante. Le dieci domande sono pure tradotte in inglese, mah.

Poi, pare tradotto con quei servizi automatici di Internet: "utilizzatore finale" non si può senti'. Credo l'apparecchio sia di produzione cinese, forse dipende da questo... roba comunista, poco curata... Per risparmiare traducono le cose così. Chi utilizzerebbe in Italia una terminologia del genere? Anche applicata ad un frullatore mi pare ridicola.

Anche.


 

mercoledì, 17 giugno 2009

Lunedì sCorso

Applicare alla quotidianità le mie deviazioni mentali è sempre stato un vezzo di cui vado orgoglioso.

C'è un cantiere, sotto casa mia, gestito da una società italo-francese.

Stanno là da mesi, non finiscono mai.

Ieri ho chiesto a due operai che cazzo facessero, ma non parlavano italiano. Il titolare mi ha detto che erano di Ajaccio ma anche gli altri venivano dalla Corsica.

L'unica cosa che mi è venuta in mente a quel punto è stata:

"lavori in Corso".

E già questo...

Ma quando ho visto due di questi operai discutere animatamente ho immediatamente pensato:

"livori in Corso".


 

lunedì, 15 giugno 2009

Vorrei sentirmi anche io orgoglione così.









 C'è un signore che si nutre di amplificatori, che dice cose sull'orgoglio di essere italiani e ripete ossessivamente "nazionalismo".

Ho trovato il video particolarmente divertente, anche se si vede che l'attore non è un professionista.

Immagino il tipo quando è a casa e chiede alla moglie:


- CARA NON TROVO LA CRAVATTA!

- Uh! Oddio, stavo dormendo...

- NON E' TEMPO DI DORMIRE! BISOGNA ESSERE VIGILI! IL NEMICO CI ASCOLTA!

- Certo caro, certo... La cravatta è nel secondo cassetto... Scusami ma ho un gran mal di testa...

BENE! IL DOLORE TEMPRA E FORTIFICA LO SPIRITO!

- Potresti urlare un pochino meno caro... per piacere...

-
QUESTO NON E' URLARE! E' IL MIO TONO, FIERO, AUTARCHICO ED ORGOGLIOSO! E...

- [Dalla parete]: Ciai rotto il cazzo a Mussolì! Si nun te stai zitto te sfonno a te e all'aquila de li mortacci tua

- Ehm, dicevo, orgoglioso e fiero... il secondo cassetto dicevi?





Questa cosa mi diverte e come tutte le cose divertenti mi fa pensare.

Non capisco il concetto di patriottismo: non vedo la reale portata del vantaggio che potrebbe portarmi il pensare che l'Italia sia superiore a, che so, la Francia o il Burkina Faso (ammesso che uno stato con questo nome esista: "Francia", che nome bizzarro!).

Voglio dire: innanzitutto per misurare il valore di qualcosa rispetto a qualcos'altro occorre che le due unità siano omogenee - così mi insegnavano alle elementari - e qui i parametri sono talmente tanti e diversi che mi sembra di voler capire quanti metri di gas si sviluppano in un litro di elefante.

Orgoglioso di essere italiano? La mia deriva utilitaristico-nichilista mi impedisce di provare emozioni a prescindere - a parte l'odio per chi non mi apprezza - ma in questo caso si aggiunge anche la logica: se io sono nato in Italia, qual'è il mio merito? Cosa posso rimproverare ad uno nato in Uganda (a parte la puzza?). Ecco, i luoghi comuni: il negro puzza, l'italiano è furbo, lo svizzero fa gli orologi nelle banche. Quando non fabbrica cioccolato a cucu'.



Ma anche se non si parlasse di "merito" ma di mero "vantaggio", a me, essere italiano, che vantaggio porta?

Non è come un lasciapassare per entrare liberamente in un caveau ed aspertare i preziosi custoditi, nè per ottenere favori sessuali, almeno credo sia così ma dovrei curare quest'herpes prima di esserne certo.

Questo signore invece è tutto preso da questa cosa dell'Aquila Romana, che a suo dire rappresenta qualcosa di cui essere fieri (e vantarsi del proprio uccello a me non pare tutta 'sta novità ma io non ne porto una immagine sulla giacca. E potrei), da Garibaldi e da Cavour che "hanno fatto grande l'Italia", quando a me pare invece che abbiano solo fatto l'Italia e non "grande", non avendo idea tra l'altro di come farsi gli italiani, problema affrontato in prima persona dal presdelcons.


Io non sono orgoglioso di essere italiano tanto quanto non sono orgoglioso di apprezzare la nutella: la mangio e basta, così come non sono orgoglioso di apprezzare le belle donne: ci faccio sesso e basta, e siccome sono pigro cerco sempre di ricoprirle da un velo di nutella prima, così evito i tempi morti.

Essere italiano non mi inorgoglisce. Nemmeno mi fa vergognare, certo.

...certo...

...oddio...



Comunque: io guido una moto giapponese, frequento amici americani, vesto scarpe inglesi ed abito in una casa costruita da operai slavi e non ho nessun problema, tanto quanto chi guida auto tedesche, frequenta minorenni campane, fa le scarpe agli italiani e nella casa ospita veline multietniche.

Dov'è l'orgoglio di essere italiani?

Ma soprattutto: perchè?

In termini pratici, a me, cosa viene in tasca dall'essere italiano?

Ah, non deve venirne niente in tasca, è una cosa che viene dal cuore... cioè, si è orgogliosi e basta, senza pensare ad un rendiconto, ad un vantaggio.

Senza pensare.

Questo signore lo fa. Dice quelle cose. Senza pensare.

Le sente dentro, ci crede.

Senza pensare.

Cose che vengono dal cuore.

Ci penserò. Forse sono io arido, non riesco a comprendere questa cosa dell'orgoglio nazionalista.

Magari mi piacerebbe anche, credere così fermamente in qualcosa.

Sì, devo riflettere su questa cosa.

Voglio.

Domani mi metto là e ci penso. Seriamente. E' una promessa che faccio a me stesso.

Perchè quando si parla di cuore, beh, forse è vero che noi italiani sappiamo distinguerci.

Domani, sì.

Oggi no. C'ho due mignotte.



 

mercoledì, 10 giugno 2009

Chi va con lo zoppo... ci mette più tempo.

- Dunque secondo te io avrei problemi di dislessia...

- Evidenti.

- Come puoi dire questo?

- Ventitrè.

- Ventitrè cosa?

- Mi hai chiesto quanti anni ho?

- No, assolutamente, ti ho chiesto come puoi dire che io abbia problemi di dislessia.

- Era il 2004, ricordo bene...

- Che cazzo stai dicendo?

- Quando sono andato in America, no? Ma se non ti interessa che me lo chiedi a fare?

- Io non ti ho chiesto niente dell'America! Voglio sapere della mia presunta dislessia!

- Anche io sono felice di vederti, ma perchè sei così agitato?

- Cristo!

- Lo prendo anch'io. Andiamo al bar qui dietro?

- Ah, ecco Paolo, ora chiedo a lui... Ciao Paolo, senti, volevo chiederti...

- Dimmi...

- Franco mi sta dicendo che io ho problemi di dislessia...

- Dislessia? Non mi pare...

- E infatti! Ma è da mezz'ora che non capisce cosa sto dicendo...

- Davvero? Franco, fammi capire, che problemi di dislessia avrebbe Giorgio?

- No, alle politiche non ho votato.

- Ecco spiegato l'arcano: E' Franco ad avere quel problema!

- Ahhh, certo, sono sollevato... Povero Franco... ma secondo te perchè è convinto che sia io ad avere questo problema?

- Forse delle banane.

- I pirati?

- Trecentosessanta gradi!

- Eh, lallero, c'era l'autostrada, no?

- ...

- Scusate...

- Sì?

- Sì?

- Sì?

Voi tre, cosa state facendo?

- Niente.

- Niente.

- Niente.

Allora tornate a letto, qua c'è gente che deve riposare, avete preso le medicine?

- No.

- No.

- No.

Ecco, prendetele e andate a dormire.

- Va bene.

- Va bene.

- Va bene.

- ...

- Ma chi era quello?

- Tuo figlio.

- Vestito da Capitano Kirk?

- Guarda che quello era l'abito col quale ti sei sposato tu.

- E perchè lo indossava lui?

- Perchè adesso gli sta bene.

- Però...

- Cosa?

- Mancava il trasponder.

- L'ha perso su una luna di Giove.

- Cazzo, non me lo ricordavo. Forse ci servono davvero le medicine.

- Però adesso non soffriamo più di dislessia, no?

- Vero! Siamo guariti, e senza medicine. Come pensi sia stato possibile?

- Sempre ventitrè.


 

lunedì, 08 giugno 2009

Multiculturalità



 

venerdì, 05 giugno 2009

In viaggio con BaBau

Le valigie erano pronte. Mancava solo da sistemare il cane. Ecco, il cane era un problema ma alla fine riuscii a farlo stare nel beauty-case. Oddio, nemmeno ci sarebbe entrato se non avessi avuto un beauty case davvero grosso. E non avessi comunque messo le zampe nella tasca esterna della valigia. E' che amo gli animali e non riuscirei a separarmi da loro.

La meta erano le Seychelles. Ero molto eccitato all'idea, molto, molto eccitato, tanto che mi accoppiai più volte con la cartina di Mahè. Fui costretto poi a prenderene una nuova per ovvi motivi.

Quando tutto era pronto, quando davvero ero convinto che tutto fosse a posto, deciso, organizzato, arrivò una telefonata:

- Pronto!

- Sì, pronto, casa De Angelis?

- No.

- Mi scusi.

- Niente.

L'indomani ero pronto alla partenza. La valigia presentava delle vistose macchie rosso sangue in prossimità delle tasche esterne ma non ci feci troppo caso. Più che altro mi preoccupava il silenzio del cane che in genere era sempre molto vivace ma pensai stesse dormendo.

Arrivato in aeroporto - per me la prima volta - chiesi ad una hostess quale fosse il mio volo e quanto prendesse per una notte, extra a parte. Scoprii tramite ecchimosi che c'è hostess e hostess. Insomma, non sempre è ho stess.

Non vorrei pensaste che la telefonata della sera prima fosse importante per cui ci torno su: avevano sbagliato numero.

Fatto il check-in mi imbarcai, pur salendo su un aereo e non una nave e mi ritrovai accanto un ciccione che aveva iniziato a vomitare dal momento in cui si chiuse il portellone fino alla sua riapertura. Ininterrottamente. Che poi mi desse la colpa... gli feci solo vedere una delle zampine del cane che mi ero tenuto nel bagaglio a mano. E allora? Certa gente non ama gli animali, bestie!

Arrivati a destinazione lo spettacolo naturale delle Seychelles mi si parò davanti in tutta la sua potenza: un mare di merda, poveracci dappertutto, e pioveva.

No, davvero, cercavano un De Angelis, capita a tutti di sbagliare un numero, non ci pensate più, dai.

Pensai che fosse il solito acquazzone tropicale, di breve durata. Sedici giorni dopo infatti cessò del tutto, permettendomi di uscire per la prima volta dalla stanza dell'albergo.

Passai l'intera giornata a prendere il sole, sdraiato, senza far niente. Mi resi pero' conto di essere troppo solo e decisi di scendere dal tetto e andare in spiaggia.

Qui era pieno di belle ragazze che facevano foto: seminude, sorridenti, voluttuose. Ero capitato nel paradiso terrestre. Tanto che un serpente mi morse, senza nemmeno offrirmi una mela.

Gli ospedali, alle Seychelles, devo dire possono anche essere considerati efficienti, se riusciamo ad accettare che una garza sterile sia sostituibile da carta igienica. E se tolleriamo che la carta igienica sia usata. Ma essere visitati da uno stregone, beh. Oddio, bravo era bravo, ma infilare spilloni dentro bamboline non mi alleviava troppo il dolore. Forse ne creava alla bambolina, ma la tecnica del "mors tua vita mea" non pareva funzionare.

Quando la febbre arrivò a superare la temperatura dell'aria (si parla dunque di una cinquantina di gradi), decisero di intervenire con cure più drastiche. E mi fecero una danza tribale.

Stetti male lo stesso ma il ritmo mi acchiappava.

Due settimane dopo la febbre cessò e fui in grado di riprendere il volo di ritorno.

Che dire, le Seychelles sono belle, è che mi mancava un po' la compagnia. Perchè il cane proprio non l'ho visto più.

Magari la prossima vol...[DRIN!]

- Pronto.

- Pronto casa De Angelis?

- No, ha sbagliato.

- Scusi.

- Niente.


 

giovedì, 04 giugno 2009

Sex & the Piccì

REPUBBLICA: "Basta mouse e tastiere. Da oggi i computer si toccano".


Per questo il mio monitor è sempre più sfocato.



 

giovedì, 28 maggio 2009

Teorie e filosofie sulla vita al punto croce

Ho raggiunto il più alto grado della conoscenza che l'uomo possa mai raggiungere, e non si tratta della lingua italiana vista la ripetizione "raggiunto-raggiungere". Si tratta della risposta alla fatidica domanda, quella che da sempre l'uomo si pone e che lo accompagna dalla notte dei tempi (oltre l'altra: "me la darà?", la cui risposta dipende solo dalla valutazione sul "quanto", se in effetti il rapporto preveda un conquibus o meno. Se viene previsto un pagamento allora la fattispecie cambia veste e rientra in quell'ambito giuridico comunemente noto col termine "'sta zoccola") parentesi chiusa). L'avevo già chiusa). La domanda fatidica è l'altra: noi chi siamo? ) (L'uso scriteriato della parentesi è a volte riconducibile ad una vera e propria patologia, ma più spesso dipende da reale ignoranza. ((

Torniamo alla questione: "noi chi siamo?"

A parte l'errore gnoseologico nella domanda (e nell'uso del termine gnoseologico) possiamo ricondurre la questione nell'ambito di quanto diceva il famoso professor Jurgens de Coimbra nel suo saggio: "Trovatemi un altro svedese con questo nome", e cioè :"...la domanda circa la nostra esistenza potrebbe trovare indefinite risposte perchè indefinita è la nostra esistenza", facendoci quindi intendere che chiunque può scrivere libri.

Il problema sembrava aver trovato la sua risposta definitiva nel 1864, data fondamentale per tutti coloro nati nel 1864, quando il filosofo francese Thierry De La Madonna diede alla luce la celeberrima frase: "J'ai entendu!" ma si scoprì poco dopo che si riferiva a sua moglie che gli chiedeva di comprare del prosciutto*.

Oggi la questione è ad un punto morto: una corrente di pensiero afferma che la ragione della nostra esistenza risiederebbe sostanzialmente nel perseguimento di un'etica comune, confondendo però lo scopo con la ragione ed i mezzi con il mio camioncino. Una seconda corrente invece si basa su posizioni diametralmente opposte alla prima, negando tutto ciò che questa afferma, per partito preso.

Personalmente mi sono costruito una mia serie di convinzioni, anche fondate su evidenze storiche ma non starò certo a dirle a voi.

Per maggiori informazioni visitate il sito o telefonate al numero verde o cercatevi un altro modo di passare il tempo, io con voi non ci parlo.


*Circa l'opportunità di nutrirsi di carne di altri esseri viventi, Robert Wanford, fondatore della teoria "mens sana in mens che non si dica" ci ha trasmesso, col suo "Codice etico per la salvaguardia della salute a tavola" il concetto che "tutto può essere considerato lecito, ma piantala di toccare mia moglie".